MICHELE ALEMANNO

| Società | Stagione | Categoria | Presenze | Gol |
| Fiamma Jonica Gallipoli | 63/64 | 2ª Categoria | 15 | 2 |
| Fiamma Jonica Gallipoli | 64/65 | 2ª Categoria | 11 | |
| U.S. Gallipoli | 69/70 | 1ª Categoria | 24 | 9 |
| U.S. Gallipoli | 70/71 | 1ª Categoria | 29 | 15 |
| U.S. Gallipoli | 71/72 | 1ª Categoria | 23 | 8 |
| U.S. Gallipoli | Nov. 72 | Serie D | 20 | 2 |
| A.C. Gallipoli | 77/78 | Serie D | 28 | |
| A.C. Gallipoli | 78/79 | Serie C2 | 34 | 1 |
| Pol. Virtus Gallipoli | 79/80 | 1ª Categoria | 26 | 1 |
| Pol. Virtus Gallipoli | 80/81 | Promozione | 12 | 0 |
| Pol. Virtus Gallipoli | 81/82 | Promozione | 18 |

Protagonista assoluto dei colori giallorossi già all'inizio
degli anni Sessanta, quando appena quindicenne vestì la maglia della Fiamma
Jonica Gallipoli, in 2ª Categoria, dopo la cancellazione della società dai ruoli
federali, ebbe l'occasione di giocare nelle giovanili di una squadra di Serie A.
Ma il suo cuore era qui a Gallipoli dove voleva tornare per dimostrare il suo
valore. Dopo aver girovagato a Galatone e Carmiano, nella 1ª Categoria di
allora, che veniva subito dopo la serie D, fu fortemente voluto dal Presidente
Walter Vergine per la squadra che doveva disputare il 1° Campionato
Dilettantistico Regionale nel 1969-70. Nonostante in quella squadra vi fossero
fior di giocatori che avevano disputato anche serie superiori, come Zonno,
Vincenti, De Vitis, Michele Alemanno prese subito in mano le redini della
squadra e ne divenne il leader indiscusso; tanto che quando dovette stare fuori
squadra per una frattura ad un braccio dopo la partita col Galatina il Gallipoli
scese parecchie posizioni in classifica, per riprendersi dopo con il suo
ritorno. Magnifici ricordi di quegli anni. Michele fu il capocannoniere negli
anni successivi, quando con 15 gol per poco non fece fare al Gallipoli il salto
in serie D nel 1971.
La promessa fu mantenuta l'anno dopo, con il famoso spareggio-monetina con il
Grottaglie a Monopoli, dove Alemanno si presentò forte di 8 gol. Poi Michele,
giustamente, prese il volo e giocò per due mesi a Barletta,, in Serie C. Ma una
scarsa comprensione con l'ambiente, un dualismo irrisolto con alcuni giocatori,
la voglia di giocare a Gallipoli, lo fecero tornare subito e Michele fu uno dei
protagonisti del primo anno nel Campionato Semiprofessionistico. E lo fece da
Gallipolino autentico, di quelli che lottano per i propri colori e per la
squadra della propria città. Chi non ricorda quando, sotto un diluvio, gettò la
fascia di capitano in faccia all'arbitro Tonolini di Milano, nella famosa
partita col Pescara? Michele Alemanno non era tipo da farsi prendere per il
naso; sapeva quando giocava bene ed ammetteva le sue responsabilità quando era
sotto tono, perchè sapeva bene che spesso da lui dovevano partire le migliori
azioni di gioco, che spesso era lui il chiamato a sbrogliare la matassa. Perciò
si faceva sentire; e le sue proteste molte volte erano legittime, a fronte di
alcuni giudizi arbitrali che danneggiavano ingiustamente la squadra. Dopo la
retrocessione, rimase in Serie D a Fasano, per tre anni, anche lì da capitano. E
poi tornò nuovamente a Gallipoli, per partecipare ancora una volta da
protagonista, nella squadra che vinse il campionato e che salì per la prima
volta in C2. Dovette arretrare il suo raggio di azione, trasformandosi in
libero: e ciò costituì una sorpresa per tutti, compreso il mister di allora,
Carlo Orlandi, che non lo conosceva, ma che non ebbe alcuna difficoltà ad
ammettere che il migliore giocatore quell'anno era stato proprio Michele
Alemanno. Poi la soffertissima C2, che lo vide collaborare nel girone di ritorno
con Graziani nella guida tecnica di Ambrogio Alfonso, e la radiazione. Michele
non se la sentì di venire meno ai colori giallorossi e, pur potendo giocare in
serie superiori, preferì restare a Gallipoli, giocando con il cuore, oltre che
con la testa.
Guidò da capitano ed anche da tecnico con Nicola Tarantino una banda di
giovanotti esperti che centrò subito la promozione e nei due anni successivi
diede il suo forte contributo al mantenimento della squadra in quella categoria.
Poi nel 1983, a 35 anni, il ritiro e le successive collaborazioni anche negli
anni novanta da dirigente. Di aneddoti è piena la storia del calcio, come quella
della vita, e preferiamo che ognuno di noi li ricordi nel privato. Possiamo dire
però, senza voler minimamente intaccare il prestigio dei tanti giocatori che
hanno calpestato il terreno di gioco locale, che Michele Alemanno è stato senza
dubbio il migliore giocatore gallipolino di tutti i tempi. Dotato di una tecnica
sopraffina, con piedi da serie A (quanti giocatori oggi nelle serie superiori
non sanno fare uno stop o un lancio preciso?), egli aveva una splendida visione
del gioco, sapeva dove e come far nascere un'azione pericolosa, e, pur non
dotato di una grande velocità, sapeva far viaggiare la palla. Spesso, poi,
riusciva a concludere l'azione, andando in gol (e sono stati tanti per un
centrocampista), munito com'era di un tiro secco che non dava scampo ai
portieri. Lui era il leader assoluto, veniva cercato spesso dai compagni, sapeva
creare l'azione risolutiva, ed i tifosi sapevano che in qualsiasi momento egli
avrebbe potuto scoccare il tiro decisivo. Le sue presenze in giallorosso ed i
tanti gol segnati lo consacrarono in assoluto in una formazione ideale di tutti
i tempi.